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OSSERVATORIO GEOFISICO E METEOROLOGICO
REGGINO
Il Terremoto del 5 febbraio 1783
Il 5 febbraio del 1783 alle 12h 00’ ebbe inizio un periodo
sismico durato più di tre anni, con attività massima nei giorni 5, 6 e 7 febbraio, 1° e 28 marzo e centinaia
di scosse minori. Gli epicentri, inizialmente in Aspromonte, si spostarono, in due mesi, nei golfi di
S.Eufemia e di Squillace interessando una vasta area tra la Sicilia, la Costa Amalfitana
ed il Salento.
Le scosse dei primi giorni provocarono effetti
devastanti nel versante tirrenico dell’Appennino Calabrese tra i piani
dell’Aspromonte e la piana di Gioia Tauro, danni gravissimi a Scilla e
Messina e furono avvertite in una vasta area fino a Matera.
I numerosi eventi sismici, la loro intensità e
durata causarono estesi
sconvolgimenti degli assetti dei suoli e del sistema idrogeologico (ingenti frane, scoscendimenti, scivolamenti, crolli, distacchi e
fenomeni di liquefazione) . Gli effetti più sconvolgenti, in Aspromonte e
nella Piana di Gioia Tauro, provocarono movimenti di scivolamento e di stacco
di intere colline che, precipitando nei fondo valle, trascinarono centri
abitati e ostruirono numerosi corsi d’acqua determinando la formazione di
laghi. Sul litorale, nei pressi di Scilla, si innescò un’enorme frana di
crollo con un esteso fronte di distacco e di profondità che fece precipitare
in mare una parte del Monte Campallà.
Le scosse del 5 e 6 febbraio furono seguite
da grandi ondate di maremoto( alte da 6 a 8 metri) che a Scilla travolsero le
barche, le baracche e le tende che ospitavano la popolazione rifugiatasi
sulla spiaggia in seguito al sisma
del giorno precedente. A Nicotera, Roccella Jonica, Roccelletta , Gioia Tauro, il mare
allagò le spiagge e i campi, mentre a capo Rizzuto, Le Castella e Catona si
ebbe l’effetto del ritiro e apertura
delle acque del mare.
Il
Terremoto dell’8 settembre 1905
Il terremoto si manifestò alle 01h43’con
maggiore violenza nelle zone dell’alto Tirreno comprese tra Cosenza, Vibo
Valentia, Capo Suvero e Capo Vaticano, provocò danni nelle isole Lipari,
in provincia di Messina e di
Reggio e fu avvertito in maniera sensibile nella Sicilia Orientale.
In numerosissime località, soprattutto tra il
monte Poro e il Golfo di S.Eufemia, si verificarono fessurazioni del terreno,scoscendimenti
ed estesi movimenti franosi. In quasi tutta la Regione, soprattutto in
provincia di Catanzaro e nella parte settentrionale della provincia di Reggio
Calabria, si notarono variazioni di portata e aumento di
temperatura dei corsi d’acqua e delle sorgenti, e comparsa di polle d’acqua,
e nella valle del Drago, presso S. Sisto dei Valdesi, un’importante eruzione
di fango.
In concomitanza con la scossa principale si
avvertirono effetti di maremoto sia in mare aperto tra le isole Eolie che
sulle coste calabresi dove l’ondata sommerse il tratto di spiaggia tra Vibo
Marina e Tropea e i litorali di Scalea e Catanzaro marina.
Il Terremoto del 28 dicembre 1908
La natura del Sisma …
Il 28 dicembre 1908 alle 5h
20’’ ora locale venne registrato dai sismografi di 103 stazioni mondiali un violentissimo sisma pari al 10°
di intensità della Scala Mercalli, con epicentro nello Stretto di
Messina. Il sisma, ondulatorio, sussultorio e vorticoso,
ebbe esiti di distruzione e
morte in tutta l’ Area geografica dello Stretto e fu considerato a
tutti gli effetti “catastrofico” dagli
scienziati di tutto il mondo. La scossa più violenta, durata 36”, rase al
suolo le Città di Messina e di Reggio Calabria e tutti i centri minori, da Palmi a Melito Porto Salvo, sulla costa calabrese e da
Punta Faro a Taormina su quella sicula.

Registrazione
del Terremoto del 28 dicembre 1908
L’Osservatorio Sismografico di Firenze
registrò la scossa tellurica alle ore 5h21’24”; l’osservatorio
di Rocca di Papa (Roma) alle ore
5h21’31”; la scossa fu registrata anche ad Edimburgo (Gran
Bretagna); a Kiev (Ucraina); a Melbourne (Australia); a San Francisco (USA);
a Tortosa ( Spagna); ad Ottawa
(Canada), Monaco (Germania), Tokio (Giappone).
Si può affermare che il terremoto
calabro-siculo del 28 dicembre 1908 ha tutti i requisiti per classificarsi di
Natura Tettonica.
I superstiti dichiararono che il sisma
iniziò con un rombo tremendo come di mille cannoni che sparassero
contemporaneamente e che ad una forte scossa in senso sussultorio, dopo breve
intervallo (circa 10”) ne seguì un’altra ancora più forte in senso
ondulatorio e che al termine di quest’ultima ne seguì un’altra in senso
vorticoso, la più lunga e la più disastrosa, che portò quasi al completo
crollo di tutti gli edifici . Gli oggetti rimasti intatti furono trovati
spostati di alcuni gradi su se stessi.
Il 10° della Scala Mercalli era allora
considerato il massimo dell’ intensità che può raggiungere un sisma. Dopo
quest’ evento
il Prof. Mercalli, docente di Scienze Naturali e Geografia presso il
Regio Liceo-Ginnasio “T. Campanella” di Reggio Calabria, portò da 10 a 12 i
gradi della sua classificazione sismica, definendo il 12° “catastrofico”.
Venne classificato anche il “moto
vorticoso”, che si genera quando la componente orizzontale (scossa
ondulatoria) si incontra con la componente verticale (scossa sussultoria); la
somma delle due direzioni, l’orizzontale con la verticale, provoca un movimento
“vorticoso” che fa crollare tutto ciò che incontra su tutta l’area
epicentrale.
Il terremoto del 1908 segnò un punto
importante anche nella storia della legislazione italiana riguardante i
vincoli antisismici; in base alle relazioni delle varie commissioni
governative, tra cui quelle del Ministero dei Lavori Pubblici fu redatto il primo Testo Unico delle Leggi che
regolano le norme edilizie antisismiche
Il Maremoto
Ad aggravare la già devastante situazione
si aggiunse un altro fenomeno naturale, il “Maremoto”, che ebbe una violenza
tale da causare un numero di morti superiore a quello prodotto dal sisma,
rase al suolo fabbricati, inabissò la banchina del porto di Reggio, aprì
fenditure larghe e profonde dai 7 agli 8 metri di lunghezza nelle zone più
colpite, abbassò il livello
della spiaggia su tutto il litorale, fino a farlo addirittura sparire in
alcuni tratti.
Vi furono tre ondate colossali, la più alta
delle quali dell’altezza di 20-30 metri, i cui effetti si propagarono, sia
pure in modo lieve, dalle spiagge di Siracusa fino a Palermo.
Il maremoto ebbe la maggiore violenza a
Pellaro, dove la costa arretrò di
70 metri, a Gallico dove la spiaggia perse oltre 10 m di larghezza, a
Cannitello dove le ondate, la
maggior parte dell’altezza di 6-10 metri, fecero scomparire i fabbricati,
inabissando perfino le macerie degli edifici distrutti dal terremoto e
inghiottendo i superstiti che
cercavano la salvezza lungo il litorale.
Furono addirittura trovati alcuni cadaveri reggini sulla spiaggia di Siracusa, trasportati dalle onde anomale.
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(Ionio-Tirreno-Italia)
Carta
Costiera
Dello
Stretto di Messina
(da Melito
a Palmi – da C.Schisù a C.Milazzo)
rilievi
eseguiti
sotto la
direzione del Capitano di Fregata C.Ros.
Comandante
del Piroscafo Washington
1877
Scala a:
100000
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