COMUNE DI REGGIO CALABRIA

Settore Cultura

Biblioteca Comunale “De Nava”

 

Fonti a stampa sul terremoto del  1908. Materiale bibliografico ed emerografico della biblioteca comunale “De Nava” di Reggio Calabria

 

di Domenico Romeo, estratto da “Rivista Storica Calabrese”, n.s., XII-XIII (1991-1992), nn. 1-4

 

La mostra vuole, offrire un modesto contributo agli studiosi, certamente non esaustiva, circa il materiale bibliografico ed emerografico posseduto dalla Biblioteca Comunale di Reggio Calabria, riguardanti il terremoto del 1908.

 

… La “De Nava” possiede un buon numero di opere riguardanti le vicende legate al terremoto del 1908, compresi opuscoli (alcuni rari e preziosi) provenienti dal “Fondo Sandicchi”, e una raccolta rappresentativa dei periodici del tempo.

 

 

Le prime si possono distinguere in cinque settori: il primo afferente i testi delle Amministrazioni centrali e periferiche, direttamente impegnate nelle fasi dell’emergenza e della ricostruzione (ad esempio, si può ricordare l’importante relazione dal titolo: “L’opera del Ministero dei Lavori Pubblici nei comuni colpiti dal terremoto del 28 dicembre 1908, pubblicata a Roma nel 1912, con l’accurata nota introduttiva del direttore generale, Carlo Riveri); il secondo relativo al problema dei piani regolatori (si può citare, ad esempio, la relazione dell’Ing. Francesco Paviglianiti per quello della “cittadina di Gallico” del 1911, oppure i più recenti lavori di Ezio De Marco); il terzo riguardante la legislazione, a partire dalla raccolta curata dallo stesso relatore della Commissione Parlamentare, on.Giuseppe De Nava; il quarto relativo agli aspetti tecnico-sismologici e agli effetti ad essi connessi (dal celebre testo di Mario Baratta, “La catastrofe sismica calabro-messinese (28 dicembre1908) del 1910, sino allo studio di Demetrio De Stefano, I terremoti in Calabria e nel Messinese, pubblicato nel 1987; il quinto di carattere memorialistico (importante com’è noto il libro del “Sindaco della ricostruzione”, Giuseppe Valentino), o rievocativo, o relativo alle varie squadre di soccorso italiane e straniere. Su quest’ultimo settore, d’altra parte, utili indicazioni possono ricavarsi dal volume di Filippo Aliquò Taverriti, Reggio 1908-1968.

 

 

 

Per quanto concerne le raccolte di periodici – come peraltro aveva già sottolineato Mirella Mafrici in una precedente ricerca sui giornali locali – esse “sono poche e talvolta incomplete”. Alcuni fogli, inotre, risultano illeggibili perché la frequente consultazione ha lasciato evidenti lacerazioni e smarginature, alle quali ormai non si può più rimediare. A ciò si aggiunga il cattivo stato di conservazione, dovuto soprattutto all’eccessiva umidità dei locali dove sono depositati.

 

Tuttavia la lettura dei 13 periodici presi in esame (tanti sono appunto tra gli esistenti quelli che, in vario modo, fanno riferimento alle vicende collegate al sisma del 28 dicembre 1908, nel periodo compreso tra il 1909 ed il 1935), si può delineare un quadro abbastanza completo delle condizioni dei sopravvissuti; dei problemi connessi alla lenta ripresa della “città di legno”; dei motivi che determinarono la lunga fase della “ricostruzione”; delle battaglie politico-amministrative sostenute, tra gli altri, da uomini come Giuseppe De Nava, Biagio Camagna e Giuseppe Valentino.

 

Alcuni giornali come <<Ferruccio>>, <<Calabria>>, <<Il Lunedì>>, <<XX Settembre>>, <<Fede e Civiltà>> e la <<Rivista Storica Calabrese>> cessarono le pubblicazioni in coincidenza del sisma. Altri videro la luce subito dopo, quali <<L’Avvenire  di Reggio>>, <<Il Giornale di Reggio>>, <<Reggio Nuova>>, <<Risurrezione>> o qualche anno più tardi come <<Il Lavoratore>> ed altri fogli e numeri speciali. Di talune di queste testate si hanno notizie solo perché, almeno sino a prima dell’alluvione del 1966, potevano essere consultate presso la Biblioteca Nazionale di Firenze (ad esempio, <<Calabria>> (1893-1908), <<Il Giornale di Reggio>> (25.4.1909-18.6.99), e il <<XX Settembre>>).

 

... Il disastroso terremoto, se da un lato troncò molti periodici attivi negli anni precedenti, non spense dall’altro il dibattito politico, amministrativo e tecnico. Tant’è che il giornale periodico assunse, anzi, un ruolo più incidente.

 

 Un giornale socialista stampato a Gerace, diretto dal medico Vincenzo De Angelis di Brancaleone e diffuso a Reggio, “Risurrezione”, uscì infatti nel gennaio del 1909; e oltre al titolo era assai indicativo il sottotitolo: “Bollettino dei paesi devastati”. E nel marzo successivo iniziò le pubblicazioni il settimanale cattolico “Reggio Nuova”, che sostituì, almeno per qualche tempo, il noto periodico “Fede e civiltà”, organo ufficiale della Diocesi calabrese. Infine, nell’ottobre dello stesso anno nasceva il settimanale democratico “L’Avvenire di Reggio”. Si deve aggiungere, peraltro, che sempre nel 1909 riprese le pubblicazioni “Il commercio”, fondato nel 1901 da Domenico Carbone Grio e diretto, prima e dopo il terremoto, da Orazio Cipriani: un periodico che per il suo collegamento con il mondo commerciale, e pur incompleto nella collezione posseduta dalla “De Nava”, è di estrema importanza per l’analisi delle condizioni della Città e della provincia negli anni più duri e tormentati del post-terremoto; è sarà ancora più importante dal 1914 quando diventerà quotidiano (dal 1915 cambiò il titolo in “Corriere della Calabria”).

 

Nei primissimi servizi, subito dopo il sisma, i giornali riportavano notizie, oltre che sui danni, sui morti e i feriti e sulle difficili condizioni igienico-ambientali, anche sulla sorte di persone care o di colleghi. Ad esempio, il giornalista Luigi Caputo di Cosenza, direttore di “Cronaca di Calabria”, il 6 gennaio 1909 scriveva:

 

Il disastro e’ superiore ad ogni possibile descrizione… Reggio addirittura spopolata e rasa la suolo. Si sono salvati i colleghi Pietro Curatola, Giovanni Valentino, Orazio Cipriani, Vollaro, Mottareale, Crucoli, Oliverio, Tassoni e Morabito. Si ignora la sorte di Luigi Aliquò Lenzi.

 

Tra le prime squadre di soccorso, giunte a Reggio, vi fu quella proveniente da Cosenza. Era composta da 38 persone, le quali avevano “portato il loro ausilio tra i poveri feriti sparsi fra Lazzaro, Pellaro e S. Gregorio. La squadra cosentina, che comprendeva medici ed infermieri volontari, era guidata dal march. Caselli, dall’Assessore comunale Diego Miceli e dall’esponente socialista avv. Pietro Mancini. Quest’ultimo, appena rientrato nella città bruzia per organizzare altri e più consistenti aiuti, ebbe a dichiarare ad un giornalista locale che:

 

Le descrizioni dei giornali di Reggio e dintorni sono al di sotto del vero. Nessuna parola, la più esagerata, può darvene l’idea. Bisogna avere visto. Immaginate tutto ciò che vi può essere di più triste, di più desolante. Immaginate una città abbattuta totalmente, degli inebetiti per le vie, dei cadaveri in putrefazione ad ogni angolo di via, e voi avrete un’idea approssimativa di che  cos’è Reggio, la bella città che fu.

 

Un  altro soccorritore casentino, l’avv. Adolfo Berardelli, telegrafava il 30 dicembre 1908 da Catanzaro Marina:

 

Reggio distrutta. Calcolansi 25.000 morti. Con squadra 100 operai parto or ora per Reggio.

 

Nei primi giorni del nuovo anno il periodico “Cronaca di Calabria” scriveva:

 

Oramai non v’è dubbio che, se a Reggio fossero giunti pronti i soccorsi, a quest’ora non si sarebbero dovute deplorare tante vittime.

 

Gli faceva eco il servizio dell’inviato speciale del “Corriere della sera”, Olindo Bitetti, che affermava:

 

Si è assodato che Reggio rimase per due giorni in quasi completo abbandono. I primi ad accorrere il giorno 28 in suo soccorso vennero a piedi da Lazzaro – insieme al generale Mazzitelli ed a poche centinaia di soldati: furono i dottori Annetta e Bellizzi in unione ai componenti la squadra agricola operaia di Cirò, forte di 150 uomini accompagnati dall’avv. Berardelli di Cosenza. Questa squadra ebbe contegno mirabile e diede aiuto alle migliaia di feriti giacenti presso la stazione. Gli stessi operai provvidero allo sgombero della linea ferroviaria favorendo la riattivazione delle comunicazioni ferroviarie. Appena giunti furono circondati da una turba di affamati ed il pane da essi portato veniva loro strappato letteralmente dalle mani. Sicchè essi dovettero patire la fame fino al giorno 30 quando cominciò l’arrivo delle navi.

 

Quasi tutti i giornali erano concordi nel sollecitare le iniziate di ripresa e nel suggerire tutto quanto potesse servire per la rinascita di Reggio e della sua provincia. Non v’è dubbio che moltissimi articoli, i cui toni polemici esasperati talvolta provocarono accuse di provincialismo da parte della grande stampa del Nord, abbiano svolto una funzione importantissima: quella di stimolo nei confronti delle autorità centrali e locali.

 

Nei mesi immediatamente successivi al triste evento, la stampa locale nella sua totalità rivolse aspri attacchi al Governo, soprattutto quando il Presidente del Consiglio, Giovanni Giolitti, decretò (per evitare episodi di sciacallaggio) lo stato d’assedio, che durò dal 3 gennaio al 14 febbraio del 1909. Frequentemente furono denunciati i ritardi e le carenze degli aiuti nei confronti delle popolazioni sinistrate. I 4 febbraio, il già citato giornale casentino “Cronaca di Calabria”, lamentava la lentezza della burocrazia, che di fatto frenava la realizzazione dei ricoveri baraccati per le migliaia di senza tetto:

 

Ha piovuto nuovamente, – sottolineava l’articolista - e sono ricominciate perciò tutte le spaventevoli sofferente di questa gente … E ancora risuona alto il grido: costruiteci le baracche, non ci fate morire sotto l’acqua poi che la sorte non ci fece morire sotto le pietre! E questa gente ha ragione!

 

Ancora nei villaggi non si vede una tavola, e ancora si studia il disegno delle baracche, e ancora le richieste si dibattono disperatamente fra le unghie della più inopportuna burocrazia.

 

Meno i baraccati per gli uffici, di cui ha iniziato la costruzione, il Genio Civile … non ha soddisfatto una sola richiesta, perché le pratiche vagano da un ufficio ad un altro. Inutile dire che i funzionari qui inviati in villeggiatura cioè in missione, hanno le loro cabine a bordo delle navi, e non sanno perciò come si dorme sotto una tela, quando la pioggia scroscia. E come sono altezzosi certi funzionari che in virtù del terremoto sono ora onnipotenti. Ho inteso io uno di questi pezzi magni de Genio Civile ad un poverino che insisteva (rivolgersi con tono arrogante): “se tornate ancora qui non ve la faccio fare più la baracca”. E dire che essi mangiano a pieni bocconi ciò che la carità pubblica ha dato per questi miseri! Vergogna”. 

 

 

Ma le “colpe” del Genio Civile non erano limitate e circoscritte a questi episodi post-terremoto. Infatti, in un’intervista rilasciata nell’aprile del 1909 al periodico “Reggio Nuova”, anche il famoso sismologo-abate, prof. Giuseppe Mercalli, “ebbe anzitutto parole contro il Genio Civile, e disse che molte e molte vittime pesano sulla coscienza degli ingegneri, i quali dopo il tremuoto del ’94 dovevano aprire gli occhi a tutti e non essere così faciloni nel dichiarare abitabili le case lesionate, dopo quelle scosse e le successive del 1905 e del 1907. La colpa – soggiunse – è anche dei privati, i quali elevarono le loro fabbriche, talora addirittura enormi e mal costruite, sopra qualunque qualità di terreno, mentre i continui tremuoti da parecchi anni li avvertivano a non fabbricare con le case la propria tomba”.

 

Malgrado l’incompletezza delle collezioni possedute, i periodici costituiscono sicuramente una fonte tuttora da studiare nella loro molteplice valenza. Anche se i giornali citati non avevano una grande diffusione, erano comunque un buon canale di comunicazione. Così come ancora si rilevano una buona fonte di notizie di quel triste periodo.