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Per una nuova ricostruzione delle statue
 

La corretta identificazione dei personaggi raffigurati nei due Bronzi da Riace passa inequivocabilmente dalla lettura ed interpretazione di tutti i segni presenti sulle statue, dall’eliminazione di tutte gli elementi proposti che non abbiano prove materiali a sostegno e dalle ricerche nelle fonti antiche degli attributi iconografici delle statue riconosciuti.
I segni sulle statue di bronzo autorizzano a ipotizzare per ciascuna tre elementi venuti meno nel corso delle vicende dei due Bronzi. Nel Bronzo A si dovrà integrare un elmo corinzio portato rialzato sulla fronte, una lancia ed uno scudo oplitico. Nel Bronzo B, invece, una korinthie kyne (accoppiata tra una cuffia chiamata kyne ed un elmo di tipo corinzio), una lancia ed uno scudo oplitico.


Come veniva indossato
l'elmo realmente

Raffigurazione convenzionale
del guerriero con elmo

 

 

I segni dell'elmo nel Bronzo A

La sicura presenza di un elmo di tipo corinzio sulla testa del Bronzo A è data da tre elementi molto importanti.
Il primo consiste nelle tracce triangolari che si trovano sulla fascia, all’altezza della fronte. tali segni corrispondono perfettamente all’incavo che si veniva a formare tra le paragnatidi (le protezioni per le guance) ed il paranuca dell’elmo, e servivano per incastrare il copricapo sulla testa della statua.
In secondo luogo, la presenza di una larga superficie innaturalmente spianata all’altezza della nuca del Bronzo A garantisce che si trattava di un altro appoggio per l’elmo corinzio.
Il terzo elemento è dato dalla barra di sostegno che doveva garantire la stabilità dell’elmo, posta sulla parte sommatale del capo. Il perno originario, come si vede dai segni rimasti, deve essersi rotto in antico, venendo sostituito con un altro, più robusto. L’originaria barra venne segata all’altezza della testa del Bronzo e martellata fino a renderla non più visibile.
L’elmo corinzio, così restituito, veniva indossato dalla statua in modo innaturale, rialzato sulla fronte. Si tratta di un espediente iconografico per permettere di vedere il volto dell’eroe, altrimenti celato dall’elmo stesso. Le statue antiche non vanno lette solo in senso naturalistico: molto più importante è la lettura simbolica, che permetteva ai contemporanei di comprendere chi fossero i personaggi rappresentati.


L' appoggio per il
paranuca dell'elmo

Il perno originario che
sosteneva l'elmo

La ricostruzione della
testa

I segni della cuffia


I segni della kyne sul Bronzo B

Sulla presenza di un elmo corinzio sulla testa del Bronzo B non c’è mai stato dubbio, dal momento che la calotta cranica della statua pare deformata per permettere di mantenere stabile un elmo senza l’ausilio di un perno (esperienza maturata sulla Statua A?) e di complicati appoggi. Se la statua B era privata della preziosa elaborazione dei riccioli dei capelli, si trovava però impreziosita da un particolare abbastanza raro sulle statue: una cuffia con paraorecchi, sottogola e paranuca a ricciolo. Di tale presenza si riscontrano, inequivocabili, i segni sul bronzo.
Innanzi tutto, sulla fronte si nota un triangolo di rame, che rappresenta la parte frontale della cuffia, mentre, all’altezza dei buchi per gli occhi dell’elmo corinzio, un rettangolo di rame ribattuto con puntini (segno iconografico della pelle conciata) segnalava all’osservatore che la cuffia ricoprisse l’intera testa.
Andando alla visione laterale, i segni sono ancora più numerosi. Basta guardare la realizzazione della parte superiore delle orecchie, che appare appena abbozzata, con un foro che indica l’applicazione di un elemento aggiunto, e la traccia evidente del cordino del sottogola, che segna profondamente la barba su entrambe le guance. Questi due elementi certificano la presenza di paraorecchie e sottogola nella nostra cuffia.
Dirimenti per l’intera questione sono le tre alette che si vedo sporgere innaturalmente all’altezza della nuca nella visione posteriore. Se l’aletta di destra si è rotta, le rimanenti due testimoniano un elemento sottile, una sorta di paranuca di cuoio o pelle conciata, posto ben al disotto dell’appoggio per la parte posteriore dell’elmo. Questo elemento del paranuca non è stato mai tenuto in considerazione da parte degli studi precedenti, ma appare decisivo per l’identificazione iconografica.


La kyne: il segno dello stratego

La soluzione del rebus costituito dal paranuca a ricciolo si può trovare incrociando fonti numismatiche, vascolari, archeologiche e letterarie.
Le monete, per prime, ci danno l’esatta ricostruzione del paranuca a ricciolo, associato alla testa di Atena, di Marte o di strateghi (comandanti militari), quale il Timoleonte di Siracusa.
Anche la pittura vascolare porta molti esempi di tale paranuca inserito in una cuffia con paraorecchie e sottogola, come nel caso dell’Ettore ritratto dal “Pittore di Boston”.
Più difficili i confronti con la statuaria, perché il marmo delle repliche romane non permetteva, o assai difficilmente, l’inserimento di tale elemento, molto fragile, ma la cuffia si trova, anche con i paraorecchi ripiegati, in molte statue.
Per comprendere la funzione di tale cuffia, ed apprenderne il nome, sono d’aiuto le fonti letterarie. In esse si trova menzione della korinthie kyne (la “kyne corinzia”), che era un elemento per identificare Atena, come si vede sulle monete. Si tratta, con ogni evidenza, di una cuffia di pelle conciata associata ad un elmo corinzio.
La sua funzione, testimoniata esplicitamente in molti passi, era quella di identificare il comandante militare. Il segno, lungi dall’essere strano o peregrino, si trovava ad essere assai funzionale nella tattica oplitica, che prevedeva l’aggiramento dell’ala sinistra nemica da parte dell’ala destra della propria falange, dove si trovava lo stratego, il comandante in capo. L’ordine di attacco che egli impartiva doveva essere chiaro a coloro che lo seguivano, ma la sua identità doveva essere tenuta nascosta quanto più possibile ai nemici, che lo avrebbero attaccato in massa. La kyne, con il suo paranuca a ricciolo posto nella parte posteriore delle testa, permetteva di avere un segno riconoscibile agli opliti alle spalle del comandante e quassi impercettibile ai nemici di fronte.
La presenza della kyne sulla testa del Bronzo B permette di riconoscere in lui un comandante militare o un tiranno, scartando tutte le ipotesi di atleti che si trovano nella letteratura sui Bronzi.


Siracusa 334 a.C.

Roma fine IV - inizi III secolo
a.C.


Ettore con kyne,
"pittore di Boston"

La ricostruzione della kyne

La ricostruzione della testa


I segni degli scudi

I segni lasciati dagli scudi sono molto evidenti, e testimoniano con chiarezza della presenza di armi da difesa molto grandi, quali quelle dei guerrieri opliti, scartando tutte le ipotesi relative ad armi simboliche o a pelte.


I segni delle lance

Guardando i segni rimasti, i due Bronzi da Riace non tenevano le lance nel medesimo modo.
Il Bronzo A portava la sua lancia, che dobbiamo immaginare a due punte, come quella degli opliti, tra il pollice, l’indice ed il medio della mano destra. Per aiutare il fissaggio e la stabilità dell’arma, il Maestro del Bronzo A ha inserito un chiodo nel dito della statua. Il modo di tenere la lancia, utile per tenerla ferma per lunghi periodi senza stancare il braccio e senza rovinare una punta se l’arma avesse toccato terra, ha causato un altro segno sulla parte alta del braccio, là dove la lancia si appoggiava al corpo della statua.
Il Bronzo B, invece, teneva la lancia in bilico all’interno della mano. Notiamo come, in antico, la lancia si deve essere rotta, ma è stata restaurata, saldando i due tronconi mediante l’inserimento di stagno fuso all’interno del cavo della mano.


Un identico ritmo

Anche se non necessariamente pertinente alla ricostruzione delle due statue, vogliamo ugualmente sottolineare come la squisita sensibilità di un artista come Nik Spatari ha dimostrato, nel disegno che riproponiamo, l’identico rhythmòs dei Bronzi. Dalle sapienti linee dell’artista emerge con chiarezza, a nostro avviso, il medesimo schema compositivo delle due statue, concepite dalla medesima mente, secondo il proprio canone stilistico.
Di fronte a tante certezze degli archeologi vorremmo porre una pacata domanda: e se il Maestro dei Bronzi avesse voluto realizzare nel Bronzo A il corpo di un uomo appena uscito dalla pubertà e nel Bronzo B il corpo maturo ed appesantito nelle linee di un uomo maturo?

 

Le immagini di questa sezione sono state riprese da D. Castrizio, "I Bronzi di Riace ipotesi ricostruttiva" Iiriti Editore Reggio Calabria 2000.