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Alcuni
punti fermi
Le due statue sono state visibili per molti anni. In epoca
romana si ruppero le caviglie del Bronzo B, che cadde
rotolando sul fianco destro. Si determinò la rottura del
braccio destro, del quale, fatto unico a nostra conoscenza,
fu eseguita una seconda fusione, dopo averne fatto un
accurato calco. Ciò è dimostrato dal diverso colore del
bronzo del braccio e, soprattutto, dal diverso spessore del
metallo, che denota una tecnica di epoca romana.
Il Bronzo A è stato certamente eseguito ad Argo, come ha
dimostrato l’esame delle terre di fusione contenute
all’interno della statua.
Il Bronzo B può essere stato eseguito anche ad Argo.
Delle due statue, che pure sono state esposte molto tempo,
non abbiamo copie in marmo, tranne una da Roma, forse, in
marmo pentelico acefala e mutila di tutti gli arti. Il ritmo
compositivo sembra quello della statua di Riace, ma la
mancanza di tutti gli arti e della testa non ci pare possa
avere tutti i crismi della sicurezza assoluta.
Le due statue raffigurano due opliti, anzi un oplita (Bronzo
A) e un re guerriero (Bronzo B).
I due Bronzi di Riace sono stati eseguiti per essere visti
insieme, essendo volutamente simili, se pure diversi. In
quest’ottica, sembra poco probabile che un artista, nel
dovere fare un gruppo di alcune statue, le facesse tutte
simili, senza giocare sui diversi atteggiamenti dei
personaggi raffigurati.
A queste certezza, ci sembra possa fare da corollario l’ipotesi che,
trattandosi di un gruppo statuario posto ad Argo, come
testimoniano le terre di fusione, esso abbia a che fare con
il mito dei Sette a Tebe, narrato da molti poeti e
tragediografi antichi, che si pone come il “mito
nazionale” argivo, mentre altrove i sette condottieri non
ricevettero mai un culto pubblico come eroi.
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